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  • Giovanni Ricci Armandi

USA sempre più attraenti per imprenditori ed investitori stranieri con la Corporate Tax giù al 21%.

Aggiornato il: 18 gen 2018

Ovvero come la nuova riforma fiscale USA attirerà nuovi investitori ed imprenditori negli Stati Uniti d'America a dispetto delle proteste della Comunità Europea (e della Cina).


L'economia più importante del mondo, gli Stati Uniti d’America, diventerà un paradiso a basso costo per le imprese? A quanto pare gli imprenditori ed investitori esteri avranno una grossa mano dalla riforma delle tasse che, come promesso dal Presidente Trump, ridurrà l'imposta federale sulle società dal 35% al ​​21%.


Dall'Europa (ma anche dalla Cina) emergono molte preoccupazioni verso la riforma delle tasse fortemente voluta dal Presidente Donald Trump che, probabilmente, avrà un effetto a catena in tutto il mondo. Quello che appare certo è che, nell'immediato, gli Stati Uniti si rafforzeranno come area economica per fare affari grazie agli indubbi vantaggi per gli investitori internazionali derivanti da un sistema fiscale già attraente prima della riforma.


Molto facile prevedere che gli USA saranno sommersi da nuovi investimenti esteri diretti e che le stesse le multinazionali Americane investiranno maggiormente in patria e, probabilmente, decideranno di riportare molti dei fondi esteri.


In aggiunta al piano fiscale sulle Corporate, viene introdotta l’accise del 20% sui pagamenti internazionali, comprese le importazioni delle società statunitensi di merci prodotte dalle proprie fabbriche straniere. Accise che, a quanto si legge, per ora sarà applicata solo alle merci importate dalle filiali di società straniere o direttamente dalle società straniere. Questo porterà al raggiungimento di due obiettivi. Prima di tutto affluirà più denaro nelle casse dello Stato, con un attenuamento della perdita di entrate derivante dai tagli delle tasse. Secondo i fornitori stranieri diventeranno meno attraenti per le compagnie americane che, conseguentemente, cercheranno alternative all'interno degli USA con un impatto positivo sul lavoro (e quindi nuovo recupero di tasse).


Un'altra disposizione del disegno di legge, intesa a limitare l'erosione della base imponibile statunitense, danneggerebbe le banche e gli assicuratori internazionali che operano negli Stati Uniti perché le transazioni finanziarie infragruppo transfrontaliere sarebbero considerate non deducibili e soggette a una tassa del 10%.


Preoccupati per le ricadute sull'Europa i ministri delle finanze dell'UE (ed in particolare Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna), con una lettera comune, hanno lanciato un avvertimento all'amministrazione di Donald Trump sulla sua riforma fiscale, sottolineando che l’imposta del 20% sui pagamenti per beni e servizi alle società affiliate all'estero “impatterebbe sugli accordi commerciali” ed avrebbe un effetto discriminante ”contrario alle regole internazionali fissate dalla Wto”; infatti, tale tassazione “sarebbe incoerente con gli accordi esistenti sulla doppia tassazione” imponendo, di fatto, una tassa sugli utili alle società non residenti negli Stati Uniti e senza una sede stabile negli Stati Uniti.

Nella lettera con la firma dei cinque ministri europei si chiede espressamente di «tenere a mente queste preoccupazioni durante i passi successivi» della riforma e, concludono, i 5 ministri confidano di giungere ad un «compromesso bilanciato».


In attesa di una risposta (se ci sarà), visto che il sì definitivo alla riforma fiscale è arrivato dal Senato Usa con 51 voti a favore e 49 contrari e che l’iter procede a gran velocità, agli imprenditori ed investitori italiani non resta che valutare attentamente la situazione e per chi già esporta o vorrebbe farlo di valutare con attenzione l'opportunità di creare una Corporate in USA. Per informazioni: info@4grafin.com


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